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Le basi del gesto pianistico di Martha Argerich

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Martha Argerich, una delle pianiste più straordinarie del nostro tempo, non è solo ammirata per la sua sensibilità musicale e brillantezza tecnica, ma anche per l’approccio unico del suo gesto pianistico.

La sua abilità nel combinare controllo, dinamica e espressione crea una performance che è tanto affascinante quanto magistralmente strutturata a livello biomeccanico.

In questo articolo, esploreremo alcune delle tecniche chiave che la Argerich impiega, gettando luce sul perché il suo gesto pianistico risulti così avvincente.

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La legge dell’inerzia e il controllo della tensione

Il nostro viaggio all’interno dello studio del gesto pianistico di Martha Argerich inizia con la comprensione della prima legge del moto di Newton: ogni corpo rimane nello stato di quiete finché una forza esterna non interviene a modificare tale stato.

Al pianoforte, questo principio si manifesta nella gestione dell’inerzia del braccio.

Durante l’esecuzione, la gravità tende a far scendere il braccio verso il basso, includendo gomito, carpo e metacarpo.

Per contrastare o agevolare questa “spinta” naturale e mantenere il controllo, la Argerich ottimizza costantemente l’attività muscolare degli arti superiori.

La spalla ordina, il polso supporta, mentre simultaneamente le dita colpiscono; conseguentemente al colpo avviene il processo inverso, ovvero il carpo reagisce, coordinandosi con avambraccio e spalla.

Questo schema funzionale richiede una profonda comprensione della biomeccanica degli arti superiori per essere padroneggiato.

L’inerzia è cruciale non solo per mantenere una costante velocità e forza, ma anche per mantenere il controllo delle tensioni muscolari involontarie, che influenza frasi e dinamiche nei pezzi.

Esempi pratici:

  • Tecnica delle scale o degli arpeggi: Quando si eseguono scale o arpeggi, le dita devono muoversi in modo fluido in sequenza. Un buon pianista utilizzerà l’inerzia naturale delle dita per scivolare lungo i tasti piuttosto che sollevare le dita in modo eccessivo dopo ogni nota, provocando uno sforzo muscolare inutile e controproducente.

  • Cambio di posizione nei salti: nei passaggi complessi, come i salti, un pianista esperto utilizzerà il movimento inerziale delle mani per agevolare il passaggio. Ad esempio, quando si sposta la mano da una zona all’altra della tastiera, l’inerzia aiuta a mantenere il movimento continuo senza brusche interruzioni.
 

Il riciclo di energia tramite estensione e flessione: la posizione “a piramide”

Un altro aspetto distintivo della tecnica di Martha Argerich è il “Riciclo di estensione e flessione”.

Qui, la “Posizione a piramide” della mano – posizione a dita distese ma con le nocche a punta a formare una piramide – diventa fondamentale.

Questa posizione permette alla tensione di alternarsi tra diversi gruppi muscolari, riducendo al minimo lo sforzo complessivo.

Durante l’esecuzione, quando un dito si estende, i muscoli flessori si rilassano (e viceversa), creando un movimento perpetuo che coinvolge anche l’intero avambraccio in modo passivo.

Questo schema di alternanza non solo sostiene l’arco della mano, ma consente anche un movimento semicircolare naturale che facilita il posizionamento laterale della mano e del gomito.

L’energia digitale di Martha Argerich

Martha Argerich utilizza l’estensione delle dita per neutralizzare l’azione muscolare immediatamente dopo aver suonato un accordo (colpo e flessione).

Un esempio sull’accordo di fa diesis maggiore 👇🏻

Così facendo, estende temporaneamente le dita, ma poi le lascia rilassare e leggermente ricurvarsi, facilitando così un tocco leggero e fluido.

Questa è la massima espressione del ciclo sforzo-riposo.

Gli accordi accentati vengono eseguiti con le dita estese, mentre quelli sui tempi deboli sono eseguiti con le dita flesse, un dettaglio che fornisce una raffinata variazione dinamica.

L’approccio completo interdipendente di Martha Argerich

Questo approccio comporta sette movimenti ciclici essenziali della mano: pronazione, supinazione, flessione ed estensione del polso, deviazione radiale e ulnare, circonduzione.

Questi movimenti determinano i fattori di interdipendenza di tutte le leve utili all’esecuzione pianistica.

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Trovo che questo approccio sia la base per il gesto pianistico della Argerich, poiché sembra sempre eseguire con tale impostazione.

Tuttavia, con questo approccio, la posizione a piramide non rimane sempre invariata: se la distanza tra le dita 1 e 5 è di una quinta o inferiore, Martha abbasserà automaticamente il polso leggermente sotto la tastiera e utilizzerà il meccanismo di presa delle cinque dita semiflesse, invece che distese.

L’ampiezza di movimento dell’avambraccio, dovrebbe poi sostenere la posizione più naturale e libera delle mani sul pianoforte per favorire l’adattabilità dei muscoli e dei tendini coinvolti. Pertanto, è fondamentale conoscere il punto di giunzione delle articolazioni del gomito, dell’avambraccio, del carpo e del metacarpo.

Di seguito un esempio di ciclizzazione dei movimenti di deviazione radiale, ulnare, pronazione e supinazione 👇🏻

Victor Gille, uno studente di Chopin, riportava a tal proposito riferendosi a Chopin: ” [Chopin] amava suonare legato tanto che a volte in una scala inclinava la mano verso il mignolo quando saliva (supinazione) e verso il pollice quando scendeva (pronazione); gli piaceva fare il glissando con l’unghia del terzo dito, per dare al polso e alla mano l’inclinazione desiderata… La partecipazione della mano mediante un impercettibile movimento laterale (deviazione, supinazione e pronazione) nella direzione della scala era una delle condizioni per la regolarità del suono di Chopin, tanto ammirata dai suoi contemporanei.

L’approccio della Argerich permette dunque una versatilità incredibile, in quanto la ciclicità dei movimenti non concede mai l’opportunità alla tensione di prendere il sopravvento durante l’esecuzione.

La tecnica di Martha Argerich è, in conclusione, un capolavoro di integrazione biomeccanica e artistica.

La sua abilità nel gestire l’inerzia del braccio, mantenere la posizione a piramide, riciclare tensione e rilassamento, e manipolare l’allineamento osseo per ottimizzare la performance, contribuisce alla sua straordinaria capacità espressiva.

Studiando questi principi, i pianisti possono avvicinarsi a un’esecuzione più fluida, efficiente e musicalmente ricca.

Che siate pianisti emergenti o esperti alla ricerca di perfezionare la vostra tecnica, imparare e applicare queste idee può trasformare il vostro approccio allo strumento, offrendo nuove prospettive su come ottenere il massimo dal vostro potenziale artistico.

Bibliografia

  • Eigeldinger, J.-J. Chopin: Pianist and Teacher as Seen by his Pupils. Cambridge University Press, 1986.
  • Analisi della tecnica pianistica di Martha Argerich.

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